Entra Achab, poi Stubb

“Interiormente, esse agitavano sull’anima specialmente quando scendevano le quiete e dolci ore della sera; allora, la memoria germogliava i suoi cristalli, come il liquido ghiaccio il più delle volte ama formarsi nei crepuscoli silenziosi, E tutte queste azioni sottili sempre più operavano sull’organismo di Achab.”

“Che io sia dannato se non val la pena essere nati, se non altro per prendere sonno.”

“Perché per i suoi stanchi ufficiali che cercavano riposo sei pollici sotto il suo calcagno d’avorio, l’eco di quel passo di osso sarebbe stata tale da popolarne i sogni di pescecani con denti stritolanti.” 

 

Durante la lettura del capitolo, insieme a Paolo Iabichino, abbiamo notato l’estrema musicalità della scrittura.
É stato lo spunto per tentare una traduzione visiva, fatta di forme e colori, dei suoni di questo capitolo.